Ultimo aggiornamento 4 Agosto, 2026
Quando qualcuno ci chiede da dove iniziare con la birra artigianale a Treviso, la risposta è più lunga di quanto vorremmo. Non perché la scena sia complicata, ma perché è sparsa. I birrifici non stanno in centro città: stanno a Conegliano, a Motta di Livenza, in una barchessa del Settecento a Vedelago, in un paese di collina che si chiama San Martino di Colle Umberto. Ci si arriva in macchina, uno alla volta, spesso passando davanti a vigneti di Prosecco. Dentro le mura, semmai, trovi i locali dove la birra artigianale la bevi senza che sia prodotta lì.
È la provincia che conosciamo meglio nel Veneto, anche perché è la più vicina a casa nostra. Negli ultimi anni ci siamo tornate tante volte, a volte apposta, a volte perché eravamo di passaggio. Questo articolo è il risultato di quei giri: sette birrifici dove siamo state davvero, cosa abbiamo bevuto e cosa ci ha colpito. Più una lista onesta di quelli che ancora ci mancano.
Indice
Treviso e il vino: una convivenza, non una competizione
Perché la scena birraria trevigiana passa inosservata
Dì “Treviso” e la maggior parte delle persone pensa al Prosecco delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, al Raboso, ai cicchetti in osteria. È giusto così: il contesto enologico qui è potente e radicato, e le colline del Prosecco sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2019. Difficile emergere accanto a una denominazione del genere.
Il risultato è che i birrifici artigianali a Treviso lavorano un po’ in sordina. Non è mancanza di qualità: è mancanza di rumore. Molti di questi produttori hanno dieci, quindici, vent’anni di attività alle spalle e una clientela locale fedele, ma non hanno mai investito troppo in comunicazione. Li scopri perché qualcuno te li nomina, o perché ci passi davanti.
Cosa abbiamo notato girando la provincia
Due cose ci hanno colpite più di altre. La prima è quanti di questi birrifici abbiano uno spazio aperto al pubblico. Non è scontato: in Italia tanti microbirrifici producono e basta, e le loro birre le trovi solo in bottiglia. Qui invece trovi brewpub veri, posti dove ti siedi, mangi qualcosa e provi quattro o cinque birre alla spina prima di decidere cosa portarti a casa.
La seconda è la varietà. Non c’è uno stile trevigiano riconoscibile, come succede in certe zone del mondo. C’è una IPA fatta bene qui, una stout sorprendente là, una weizen che vale il viaggio da un’altra parte ancora. È una scena fatta di scelte individuali, non di una scuola comune. Per chi esplora, è un vantaggio.
I birrifici della provincia di Treviso dove siamo state
Bradipongo, a San Martino di Colle Umberto
Bradipongo è un microbirrificio con brewpub, cioè un birrificio che ha anche il proprio locale dove servire quello che produce. Sta a San Martino di Colle Umberto, nella zona collinare a nord della provincia.
Le loro IPA sono il motivo principale per cui ci siamo tornate. La Bradipa è una IPA diretta e costruita bene, di quelle che non ti sorprendono ma non sbagliano niente. La Steeka, una American IPA, è un’altra storia: piena di sapore e incredibilmente aromatica, una di quelle birre che ordini e poi continui a riordinare senza accorgertene.
Se le IPA non fanno per te, la Minela è la loro blanche, la birra di frumento leggera e speziata di tradizione belga. Più delicata, agrumata, adatta anche a chi si sta avvicinando adesso alla birra artigianale.
Zuppa di Sasso, a Motta di Livenza

Anche Zuppa di Sasso è un microbirrificio con brewpub, e sta a Motta di Livenza, nella parte orientale della provincia, quasi al confine con il Friuli.
Ci siamo capitate quasi per caso, e abbiamo passato la serata sulla Tap to Start, una Session IPA da 3,8%. La Session IPA è una versione più leggera e beverina della IPA classica: meno alcol, meno amaro, stessi profumi. Questa è esattamente quello che deve essere, leggera e saporita insieme, e ne abbiamo bevuta tutta la sera senza stancarci mai. Se non sei ancora sicuro se le IPA ti piacciono, è un ottimo punto di partenza.
Sempre sulla stessa gradazione, ma in una direzione completamente diversa, c’è la In My Mild, anche lei da 3,8%. La Mild è uno stile inglese poco conosciuto in Italia: scura di colore ma leggera nel corpo e nell’alcol, con il malto in primo piano e il luppolo appena accennato. Questa lascia in bocca un ricordo di caramella mou, caffè e caramello insieme, e resta lì un po’ dopo il sorso. Se ti piacciono le stout e le porter ma non vuoi qualcosa di impegnativo, è la birra giusta da chiedere.
Ci siamo portate a casa qualche bottiglia per assaggiare con calma, e tra queste c’era la Yurei Haze, una NEIPA da 6,5%. NEIPA sta per New England IPA: torbida, morbida, molto fruttata, con un amaro percepito basso. Ci ha sorprese davvero, densa e con una foschia che non lascia dubbi su quale stile stai bevendo.
Poi c’è la F**k Beer Beep, la loro APA, cioè American Pale Ale, la cugina più leggera ed equilibrata della IPA. Colore oro antico, velata, con una schiuma bianca persistente e generosa. Al naso è floreale, con note di miele evidenti. In bocca c’è un’acidità leggera, una dolcezza trattenuta e un amaro che cresce verso il finale. Poca carbonazione, corpo medio, chiusura secca con una texture quasi ruvida. Una birra che resta.
LZO, a Conegliano
LZO è il birrificio che ci ha stupite di più per approccio. Sono innovativi in modo continuo: creano birre nuove di continuo, e la lista cambia spesso. Se ci torni a distanza di qualche mese, trovi cose che prima non c’erano.
Il locale a Conegliano merita una parola a parte. È moderno e vintage insieme, e allo stesso tempo semplice: nessuna scenografia, nessuna ricerca dell’effetto. Uno di quei posti dove l’attenzione è tutta su quello che c’è nel bicchiere, e l’ambiente accompagna senza mettersi in mezzo.
Se le birre scure ti piacciono, la Pogue Mahone è il punto di partenza: una Dry Stout da 4,8%, cioè una birra scura e secca con sentori tostati. Al palato ricorda un caffè freddo accompagnato da un quadratino di cioccolato fondente. Non farti ingannare dal colore: è molto più leggera e facile da bere di quanto sembri, e funziona bene anche come prima stout della tua vita.
Se invece lo scuro non fa per te, chiedi la Holi, una Session IPA da 3,8%. Il profumo è la prima cosa che colpisce, davvero notevole, e in bocca arrivano i frutti tropicali con una beva leggera che non stanca. Due birre agli antipodi, entrambe valide come primo bicchiere.

Detto questo, da LZO il vero consiglio è di non decidere prima di arrivare. Le stagionali alla spina ci sono praticamente sempre, cambiano di continuo, e spesso la cosa più interessante della serata è proprio quella che non era in programma.
La Rü, a Cornuda
Il Birrificio Artigianale La Rü sta in via Bosco del Fagarè 4, a Cornuda. La zona di riferimento è Bosco Fagarè, ed è uno dei birrifici che seguiamo con più costanza in tutta la provincia: la loro gamma è tra le più interessanti che abbiamo trovato in zona.

Sul fronte luppolato ci sono tre interpretazioni molto diverse tra loro. La New England IPA è morbida e aromatica, come ci si aspetta da una NEIPA fatta bene. La American IPA Fresh Hops, disponibile in lattina, porta in ogni sorso l’aroma fresco e immediato del luppolo appena raccolto. La LINFHA è una IPA di ispirazione inglese, luppolata a freddo con varietà americane: al naso frutti tropicali, pompelmo e note erbacee, corpo maltato e finale amaro ma elegante, 6,8%. La loro APA, la Bruma, è un buon esempio di come si fa una APA pulita e ben costruita, con accenni di caramello sia al gusto che all’aroma, fedele allo stile senza essere accademica.
Se preferisci qualcosa di più leggero, la Nysa è la loro lager e la Ten una Helles senza glutine. La Helles è una lager tedesca chiara, morbida e poco amara, pensata per essere bevuta senza pensarci troppo. La Thymus, invece, è la loro blanche.
Birrificio San Gabriel, a Levada di Ponte di Piave
Il Birrificio San Gabriel è il nostro punto fermo per la weizen in Veneto. La weizen è la birra di frumento di tradizione bavarese, con quei tipici aromi di banana e chiodi di garofano che arrivano dal lievito, non da aggiunte.
E non lo diciamo per sentito dire: ci torniamo apposta per la loro weizen. Certe volte è proprio quella la ragione della gita, altre volte ci fermiamo lì quando siamo in zona per qualcos’altro, ma il risultato è sempre lo stesso: un bicchiere che vale la deviazione.
Se la weizen ti incuriosisce e non l’hai mai provata, questo è il posto giusto della provincia dove iniziare.
Casa Veccia, a Camalò di Povegliano
Casa Veccia si trova in via Povegliano 45, a Camalò, ed è uno di quei birrifici che quasi nessuno chiama con il nome del birrificio. Qui si dice Ivan Borsato birraio, perché è così che il microbirrificio si presenta ovunque, sul sito e sui suoi canali: il nome della persona prima di quello dell’azienda. Che è già una dichiarazione di intenti.
Su Casa Veccia dobbiamo essere oneste: ci siamo state, ma tanto tempo fa. Quello che ci è rimasto è che le birre erano davvero buone e che il posto è bello, con uno spazio esterno piacevole e un’atmosfera curata. Quello che non possiamo darti sono note di degustazione precise, perché sarebbe scorretto raccontarti sapori che non ricordiamo con esattezza.
Casa Veccia è in cima alla nostra lista di ritorni, e quando ci saremo tornate aggiorneremo questa parte con quello che avremo bevuto davvero. Nel frattempo, se ci vai tu prima di noi, siamo curiose di sapere cosa hai ordinato.

Birrificio Barch, a Barcon di Vedelago
Barch è il posto più scenografico della lista, e non per costruzione: il birrificio sta dentro la barchessa di Villa Pola, a Barcon di Vedelago, in via Battaglione Sandro Pomini 3. L’edificio è del 1718, su progetto dell’architetto veneziano Giorgio Massari, ed è stato restaurato nel 1998 con la Soprintendenza delle Belle Arti. Bere una birra artigianale lì dentro fa un certo effetto.
Il posto è enorme e davvero bello, con un grande parco intorno, e il servizio quando ci siamo state è stato buono. È un brewpub in cui puoi anche mangiare, quindi funziona bene per una sosta lunga più che per un assaggio veloce.
Delle loro birre abbiamo provato L’Originale, una IPA, e la Beerded, una Session IPA. Ma la cosa che ci ha colpite di più è stata una birra alla spina da 2,5% che non era nemmeno in lista: una stagionale, leggerissima, di quelle che non ti aspetti di trovare in un brewpub e che invece ti fanno capire quanto lavoro c’è dietro le basse gradazioni. Se ci vai, chiedi cosa hanno di stagionale alla spina quel giorno. È il consiglio che ci sentiamo di darti con più convinzione.
Altri birrifici della provincia di Treviso da tenere d’occhio
La provincia non finisce qui, e sarebbe disonesto far finta di conoscerla tutta. Questi sono i nomi che abbiamo sul radar, con quello che sappiamo e quello che ci manca.
32 Via dei Birrai, a Pederobba. È il nome trevigiano con la reputazione più solida a livello nazionale, fondato nel 2006 dall’agronomo Fabiano Toffoli, conosciuto per birre luppolate precise e riconoscibili. Noi li abbiamo scoperti da tutt’altra porta: anni fa un’amica ci ha regalato una bottiglia della loro Nectar, una birra al miele di castagno. Un gusto particolare, davvero buono, una di quelle sorprese che ti fanno venire voglia di conoscere chi c’è dietro. Una cosa importante da sapere: 32 Via dei Birrai non ha una taproom e non organizza visite. Le loro birre si trovano in beer shop, enoteche e ristoranti selezionati, quindi è un birrificio da bere, non da visitare. Le altre etichette della gamma ci mancano ancora, e prima o poi le proveremo.
Birra Follina, a Pedeguarda di Follina. Sta nel cuore delle colline del Prosecco, e la posizione da sola è già un motivo di curiosità. Sappiamo che organizzano visite guidate al birrificio con degustazione, su prenotazione. Non ci siamo ancora state, quindi non ti diciamo altro: quando ci andremo, te lo raccontiamo.
Birrificio 17, a Castello di Godego. Producono la Merla, una IGA, cioè una Italian Grape Ale, lo stile italiano che usa l’uva o il mosto nella birra. La Merla è una birra stagionale fatta con uve Merlot, frutti rossi, corpo medio, finale vinoso. Non l’abbiamo ancora assaggiata, ma è sulla nostra lista: il territorio ha senso e la scelta del vitigno ci incuriosisce.
Agribirrificio Birr’è, a Paese, e Birrificio Trevigiano, a Silea, chiudono la lista dei nomi che vogliamo conoscere. Il primo lavora con un approccio agricolo, il secondo ha una bottega aziendale aperta al pubblico. Su nessuno dei due possiamo dirti niente di personale, per ora.
Cosa ordinare se è la prima volta
Se arrivi a un bancone trevigiano senza sapere da dove partire, questi sono gli stili che incontrerai più spesso, spiegati in breve.
La IPA (India Pale Ale) è la più diffusa sulle spine italiane: amara, aromatica, con luppoli che portano profumi di agrumi, frutta tropicale o resina. Se non l’hai mai provata, inizia da una Session IPA, che ha meno alcol e un amaro più contenuto.
L’APA (American Pale Ale) è la versione più equilibrata e meno spinta della IPA. La blanche e la weizen sono birre di frumento, la prima belga e speziata con agrumi, la seconda bavarese con note di banana e chiodi di garofano: entrambe morbide, adatte a chi non ama l’amaro.
Le lager e le Helles sono il territorio della leggerezza pulita, mentre la stout è quello del tostato, con note di caffè e cioccolato che spaventano più del dovuto. Tra le due c’è la Mild, uno stile inglese che si vede poco: scura all’occhio ma leggera nel bicchiere, un buon compromesso se il tostato ti incuriosisce senza convincerti del tutto. Se vuoi capire meglio da dove partire in base ai tuoi gusti, abbiamo scritto una guida per scegliere lo stile giusto.
Tre etichette concrete da cui iniziare, tra quelle che abbiamo bevuto: la Tap to Start di Zuppa di Sasso se vuoi qualcosa di leggero e aromatico, la Pogue Mahone di LZO se vuoi provare una stout senza impegnarti troppo, la Steeka di Bradipongo se l’amaro ti piace davvero.
Come organizzare un giro in provincia
Le distanze qui sono gestibili, ma i birrifici sono sparsi in direzioni diverse, quindi conviene ragionare per zone invece che provare a vederli tutti in una giornata.
A nord, verso le colline, ci sono Bradipongo a San Martino di Colle Umberto e LZO a Conegliano: due tappe che stanno bene insieme, con Birra Follina più a ovest se vuoi allungare verso Follina. A ovest, La Rü a Cornuda e Barch a Barcon di Vedelago sono comodi da abbinare, e Barch funziona bene come tappa lunga perché ci si mangia. A est, Zuppa di Sasso a Motta di Livenza e San Gabriel a Levada di Ponte di Piave stanno nella stessa direzione, verso il confine con il Friuli.
Il consiglio pratico che vale sempre: chiama prima di partire. Gli orari cambiano, alcuni birrifici aprono solo la sera o nel fine settimana, e cinque minuti al telefono ti evitano un viaggio a vuoto. Barch, per esempio, apre da lunedì a sabato dalle 18 e la domenica dalle 12, ma controlla comunque prima di metterti in macchina.
Curiosità e domande comuni sulla birra artigianale a Treviso
Quali sono i birrifici artigianali a Treviso che si possono visitare?
Diversi birrifici della provincia hanno un brewpub o uno spazio di mescita aperto al pubblico: tra quelli dove siamo state ci sono Bradipongo, Zuppa di Sasso, LZO, La Rü, Casa Veccia e Barch. Gli orari variano parecchio, quindi conviene sempre verificare prima di partire.
32 Via dei Birrai si può visitare?
No, 32 Via dei Birrai non ha una taproom e non organizza visite al birrificio. Le loro birre si trovano in beer shop, enoteche e ristoranti selezionati della zona e non solo.
Da quale birra iniziare se non si conosce la birra artigianale?
Meglio partire da qualcosa di leggero e aromatico invece che da una IPA molto amara. Una Session IPA come la Tap to Start di Zuppa di Sasso, o una birra di frumento come la Minela di Bradipongo, sono due punti di partenza che difficilmente deludono
Una provincia da bere con calma
La birra artigianale nella provincia di Treviso non si scopre in una giornata, e forse è meglio così. Qui non c’è un percorso ufficiale da seguire né una zona che concentra tutto: ci sono singoli birrifici, distanti tra loro, ognuno con la sua idea di cosa deve essere una birra. Il modo giusto di girarla è uno alla volta, senza fretta, magari abbinando la sosta a qualcos’altro che stavi già facendo da quelle parti.
Noi continuiamo a tornarci, e la lista dei posti che ci mancano è ancora lunga. Se sei stato in uno di questi birrifici, o se ne conosci uno in provincia che qui non abbiamo nominato, faccelo sapere: scrivici a hello@beersandtips.it. Le scoperte migliori arrivano quasi sempre da chi il posto lo conosce meglio di noi.
Quello che ci portiamo a casa:
- La provincia di Treviso ha una scena birraria concreta e sparsa, che convive con il Prosecco invece di competerci
- Sette birrifici dove siamo state davvero: Bradipongo, Zuppa di Sasso, LZO, La Rü, San Gabriel, Casa Veccia e Barch
- Non esiste uno stile trevigiano riconoscibile, e questo per chi esplora è un vantaggio
- 32 Via dei Birrai è il nome più conosciuto della provincia, ma non si visita: le sue birre si comprano e basta
- Chiedere cosa c’è di stagionale alla spina resta il consiglio che funziona meglio ovunque



