Era il 28 febbraio, un sabato, e stavamo cercando un modo per far durare la giornata più a lungo. Al mattino, la mostra sull’impressionismo a Casa Cavazzini. Nel pomeriggio, qualcosa da bere con i nostri amici. Paulo aveva già pensato a tutto: qualche giorno prima aveva cercato birra artigianale a Udine e aveva trovato Wild Raccoon. Prenotato il tavolo per quattro, senza sapere bene cosa aspettarsi.
Bene ha fatto.
Da fuori, Wild Raccoon sembra un locale qualunque. Entri, e cambia tutto. Le sedie sono quelle dei vecchi cinema, il menu è su un display come quelli delle sale d’aspetto di una volta, e con la birra ti portano il popcorn. L’atmosfera è quella giusta: calda, un po’ strana nel senso buono, con quella sensazione di essere capitati in un posto che non ti aspettavi.
Abbiamo mangiato anche, il menu è piccolo ma centrato, e i panini erano davvero buoni. Abbiamo bevuto due birre lì, poi abbiamo fatto la cosa che si fa quando un posto ti convince: ne abbiamo portate a casa una bella scorta. Tra quelle, una che non dimenticheremo facilmente: la Imperial Stout “È triste essere bravi”. Il nome già dice tutto. La birra ancora di più.
Quella sera abbiamo capito che la scena della birra artigianale a Udine esiste, è viva, e merita di essere esplorata. Questo articolo è il nostro punto di partenza.
Indice
Wild Raccoon: il birrificio da cui partire
Wild Raccoon è giovane, nato nel 2023, e si vede nel modo migliore possibile: nelle birre, nella cura dei dettagli, in un posto che ha una sua personalità precisa. Tutto parte da Filip Lozinski, il fondatore, che è un grande appassionato di cinema. Non è un dettaglio secondario: ogni birra nasce con un riferimento narrativo, un immaginario, una connessione con il mondo del cinema. Le sedie da sala, il display del menu, il popcorn con la birra. Non è estetica fine a se stessa, è un’identità coerente dal primo bicchiere all’ultimo dettaglio.
La taproom, cioè il locale dove il birrificio serve direttamente le proprie birre, si trova in Via Paolo Sarpi 12/C, nel quartiere di Cussignacco.
Lo stile produttivo è altrettanto preciso: poche referenze fisse, molta rotazione. Filip lo ha scelto fin dall’inizio, perché per lui fare birra significa sperimentare, esplorare stili diversi, non ripetere sempre le stesse dieci birre. In pratica significa che ogni volta che tornate, trovate qualcosa di nuovo in spina. Il consiglio è di chiedere al banco cosa c’è quel giorno e lasciarsi guidare.
Non aspettatevi solo IPA e birre luppolate: Wild Raccoon lavora tanto anche su stili classici, lager di ispirazione ceca e tedesca, stout, e molto altro. Noi abbiamo portato a casa diverse lattine, e tra quelle ce n’è una che non dimenticheremo facilmente: la Imperial Stout “È triste essere bravi”. Il nome già dice tutto. La birra ancora di più.
Si mangia anche: panini semplici, preparati al momento da chi è dietro al banco. Niente menu elaborato, ma è esattamente quello che serve per accompagnare una birra senza distrarre dall’esperienza principale.
Taproom Wild Raccoon: orari e come funziona
La taproom è aperta dal martedì al giovedì dalle 17:00 alle 23:30, venerdì e sabato dalle 17:00 a mezzanotte. Chiusa domenica e lunedì. Prima di andare, verificate sempre su wildraccoon.it: gli orari possono variare.
Birrò: un agribirrificio da pomeriggio
Paulo aveva trovato anche Birrò, in quella stessa ricerca. Un agribirrificio, cioè un birrificio che coltiva direttamente i propri ingredienti, a San Lorenzo di Sedegliano, una manciata di chilometri da Udine. Lo avevamo già raccontato in un altro articolo, ma tornarci con tempo e con gli amici è un’altra cosa.
È un posto da pomeriggio. Spazio all’aperto, paesaggio bello e tranquillo, e quella sensazione immediata di essere in un posto di famiglia: ci lavora tutta la famiglia, il mastro birraio è un ragazzo giovane, e si sente.
Abbiamo assaggiato tre birre. La Summer IPA era leggera e agrumata, beverina nel senso buono, il tipo di birra che finisci senza accorgertene. La Blanche aveva un profilo più deciso, con il coriandolo che si sentiva davvero: non la preferita, ma onesta. La IPA, secondo Paulo, era buonissima. Abbiamo portato a casa la Bionda, e ci ha sorpresi: equilibrata, pulita, con una personalità tutta sua.
Per saperne di più su Birrò e sulla loro filosofia, potete leggere il nostro articolo sulla birra artigianale in Italia.
Garlatti Costa: come è iniziato tutto
Con Garlatti Costa è andata così. Non eravamo ancora stati a Forgaria nel Friuli, non conoscevamo il birrificio. Eravamo a Polcenigo, in una piccola e bellissima birreria che si chiamava Birroteca Due Muri, uno di quei posti che non esistono più ma che ricordi ancora. Prima di tornare a casa abbiamo deciso di prendere qualche bottiglia dal frigo: lì sceglievano sempre bene, quindi ci siamo fidati. Una di quelle bottiglie era una Blanche chiamata Opalita.
A casa, dopo il primo bicchiere, ci siamo guardati e abbiamo detto la stessa cosa: dobbiamo sapere chi l’ha fatta. Così abbiamo trovato Garlatti Costa, e abbiamo pianificato una visita.
Il posto è esattamente quello che speravi di trovare. Un capannone di produzione, e a fianco uno spazio aperto con una tensostruttura: si beve lì, con vista diretta su dove le birre nascono. Adesso hanno aggiunto anche tavoli all’interno, quindi non si dipende più dal tempo. In primavera e in estate aprono i weekend, con qualcosa da mangiare, focaccia buona, a volte un banchetto con altri prodotti. È il tipo di posto dove arrivi per un’ora e ti ritrovi a restare.
Alla prima visita ci ha accolti Severino, il fondatore e mastro birraio. Abbiamo bevuto, e poi lui ci ha invitati a fare un piccolo giro per conoscere meglio il birrificio e le birre. Non è una cosa scontata, e si è sentita.
Le birre le abbiamo assaggiate quasi tutte. La JAB è una hoppy porter, per chi ama le birre scure con carattere: Paulo l’ha trovata subito. La Rushmore, una American Pale Ale, ha un aroma che colpisce e una bevibilità che sorprende. La Orodorzo è una Tripel da nove gradi, equilibrata quanto basta per farti dimenticare il grado. La Tilt, una American IPA, netta e diretta. E poi la Rubens, una birra al lampone: per chi come me ama le birre di frutta e le sour, è stata una sorpresa vera.
Ma alla fine si torna sempre lì, all’Opalita. La Blanche che ha dato il via a tutto.
La taproom è aperta il weekend durante l’estate: prima di andare vale la pena verificare le date aggiornate sul sito di Garlatti Costa.
Vila Chazil, Zahre e Forum Iuli: tre storie diverse
Vila Chazil è un agribirrificio: coltivano direttamente orzo e luppolo, e si sente nella qualità delle materie prime. Il posto è bello, curato, il tipo di posto che cerchi quando vuoi passare un pomeriggio fuori con gli amici giusti. Noi ci siamo andati con una coppia di amici che come noi non resistono all’idea di scoprire un birrificio nuovo, e ci siamo trovati bene. Il cibo era buono, e quel giorno avevano una promozione sulle birre che ha reso tutto ancora più piacevole. È aperto dal mercoledì alla domenica: mercoledì e giovedì dalle 17:30 alle 21:30, venerdì e sabato dalle 17:30 alle 22:00, domenica dalle 17:00 alle 21:00.
Zahre Beer ci siamo stati circa cinque anni fa, in comitiva, con amici e un bambino piccolissimo che adesso ha sei anni. Le birre erano buone, ma il servizio quella sera lasciava a desiderare. Non è detto che sia ancora così: i posti cambiano, e magari vale la pena dargli un’altra chance. Ma preferiamo essere onesti su quello che abbiamo trovato.
Forum Iuli è un capitolo a parte. Quando ci siamo andati, il posto era davvero bello: ben arredato, con i tavoli che davano direttamente sulla sala di produzione attraverso una vetrata, e degli hamburger che ricordiamo ancora. Adesso la taproom è chiusa definitivamente, ma il birrificio produce ancora e le birre si trovano sul loro sito. Vale la pena curiosare.
I prossimi birrifici artigianali udinesi nella lista
La scena della provincia di Udine è più grande di quello che abbiamo esplorato finora. Bondai, Foràn e Birrificio Campestre li abbiamo incontrati al Sapori Proloco, l’evento a Villa Manin il 23 maggio, e quella giornata ha lasciato il segno.
La star è stata la Dove Canta la Rana del Birrificio Campestre: una Session IPA da 4%, profumatissima, con un equilibrio raro tra dolce e amaro, e un sapore agrumato e floreale che ti rimane in bocca. Beverina nel senso più bello del termine. Faceva caldo, e quella birra era esattamente quello che ci voleva.
La Grande Giove di Bondai è una Keller da 4,8%, leggera e beverina, con un sapore che ricorda il miele. Paulo l’ha descritta così: “le birre industriali di questo stile volevano essere così.” Non si può dirlo meglio. La Hops my Passion di Foràn è una IPA da 6%, con un amaro deciso e un profumo floreale che arriva subito. Buona, onesta, ma in una giornata così calda le birre più leggere hanno preso il sopravvento. Non è un giudizio definitivo: è che il contesto conta.
Tutti e tre meritano una visita vera, con più tempo e meno afa. Gli altri sono ancora tutti da scoprire, e la lista è lunga: Bire, il brewpub udinese con impianto di produzione in vista e una forte identità ceca; Foglie d’Erba a Forni di Sopra, agribirrificio e brewpub insieme; Borderline Brewery a Buttrio; 620 Passi a Marano Lagunare; Birrificio di Resiutta; Birrificio Gjulia a Cividale del Friuli; Lanbeer a San Daniele del Friuli; Agribirrificio Aquila d’Oro a Beivars; Dimont ad Arta Terme; Il Mastro Birraio Birrificio Friulano a San Giovanni al Natisone. Nomi che incontriamo spesso, birre che abbiamo sentito citare bene, posti che meritano una visita con il tempo giusto.
Se ci siete già stati, o se conoscete qualcosa che non abbiamo ancora scoperto, scriveteci: hello@beersandtips.it. Ci fa sempre piacere sapere cosa trovate in giro.
La scena c’è, e vale il viaggio
Udine non è ancora la capitale italiana della birra artigianale, ma ha una scena reale e in crescita. Wild Raccoon è il posto da cui partire per capire cosa significa fare birra con un’identità precisa. Birrò e Garlatti Costa raccontano due modi diversi di fare birra agricola, radicata nel territorio. E la provincia ha ancora molto da offrire, a chi ha voglia di andare a cercarlo.
Faccelo sapere.
Salute!
Quello che ci portiamo a casa:
- La scena della birra artigianale a Udine è viva e in crescita, con birrifici che hanno identità precise e stili molto diversi tra loro.
- Wild Raccoon è il punto di partenza ideale in città: taproom con atmosfera unica, birre a rotazione, e una Imperial Stout che vale da sola il viaggio.
- Birrò e Garlatti Costa sono due agribirrifici in provincia che raccontano il territorio in modo diretto: ingredienti propri, famiglie che ci mettono la faccia, posti belli dove passare del tempo.
- Vila Chazil merita una visita nel weekend estivo, Forum Iuli non ha più la taproom ma le birre si trovano online, Zahre siamo pronti a dargli una seconda chance.
- La lista dei posti ancora da esplorare è lunga, dalla città alla provincia: se ci siete stati prima di noi, scriveteci.

