Veneto e la birra artigianale: storia, stili e birrifici da conoscere

Due persone brindano con bicchieri di birra artigianale chiara e velata in una taproom calda e accogliente, una scena tipica dei birrifici artigianali del Veneto

Immagina di guidare lungo la Pedemontana vicentina un sabato mattina, le Prealpi che si alzano alla tua sinistra e i vigneti ancora addormentati alla tua destra. A un certo punto, tra una curva e l’altra, spunta un’insegna in legno con una spiga di luppolo e il nome di un birrificio che non avevi mai sentito. È lì, tra capannoni artigianali e campi d’orzo, che la scena brassicola veneta si mostra per quello che è: viva, radicata e ancora tutta da scoprire.

Quando si parla di enogastronomia veneta, la birra artigianale finisce quasi sempre in fondo alla lista, oscurata dal Prosecco, dal Soave e dall’Amarone. È un peccato, perché questa regione ha una tradizione brassicola che viene da lontano, molto prima del movimento craft di oggi.

Una storia più antica di quanto sembri

Per capire da dove arriva la birra in Veneto bisogna salire verso le montagne bellunesi, a Pedavena. Il Birrificio di Pedavena nasce alla fine dell’Ottocento e usa l’acqua dolce delle Dolomiti come ingrediente principale. È uno dei birrifici più antichi d’Italia ancora in attività.

Attenzione però: Pedavena non è un microbirrificio artigianale come quelli di cui parliamo di solito. È un birrificio storico, nato su scala industriale, con produzioni grandi e processi standardizzati. Una cosa diversa dal piccolo birrificio contemporaneo, che lavora su quantità ridotte, ricette sperimentali e ingredienti selezionati.

Lo diciamo perché ci siamo stati, qualche anno fa. Il posto è bello, rustico e grande, molto diverso dai piccoli locali a cui siamo abituate. Le birre erano buone e l’atmosfera piacevole, più da grande birreria storica che da taproom di quartiere. Se passate da quelle parti vale la visita, anche solo per respirare un pezzo di storia brassicola italiana: il birrificio organizza tour guidati da martedì a domenica, di circa un’ora, a 10 euro a persona.

Quello che Pedavena racconta è semplice: il Veneto ha sempre avuto una vocazione birraria, rimasta a lungo sepolta sotto il peso del primato vinicolo. Dagli anni Duemila in poi, e soprattutto nel decennio successivo, i microbirrifici veneti hanno iniziato a moltiplicarsi. Non è stata una rivoluzione improvvisa, ma il lavoro di artigiani che hanno scelto di raccontare il proprio territorio attraverso il malto e il luppolo, con lo stesso spirito con cui un vignaiolo naturale cura la sua vigna. E i risultati si vedono: nel 2026 il Veneto ha portato a casa 17 premi al Birra dell’Anno di Unionbirrai, il concorso nazionale più importante del settore, due dei quali ori. Un segnale che la scena non è più solo una promessa.

Sui numeri vale la pena essere precisi. Secondo un report di Veneto Agricoltura, a fine 2020 in regione erano attive 138 realtà del comparto, tra birrifici veri e propri, brewpub, beer firm e agribirrifici. Il dato ha ormai qualche anno e da allora la scena è cambiata, ma rende l’idea: parliamo di un movimento serio, non di un fenomeno di nicchia.

Il territorio che entra nel bicchiere

Il Veneto non è un territorio uniforme, e questo si sente anche nella birra. La pianura tra Venezia e Padova è un mondo diverso dalle colline vicentine o dalle vallate bellunesi. Ogni zona ha le sue materie prime, il suo microclima e la sua cultura, e i birrai più attenti le traducono in ricetta. Nel mondo della birra si usa spesso la parola “terroir”, presa in prestito dal vino, per indicare l’insieme di fattori geografici e climatici che influenzano gli ingredienti: orzo, luppolo e acqua. In Veneto vuol dire orzo di pianura, acqua alpina in montagna e luppolo nelle zone collinari.

Agribirrifici e ingredienti locali

L’esempio che conosciamo meglio è il Birrificio Agricolo B2O, nato nel 2014 e oggi a Caorle, in provincia di Venezia. Coltiva il proprio orzo, chiamato Eraclea, nella tenuta che lo circonda. Non è marketing: è la definizione stessa di agribirrificio, cioè un birrificio che produce almeno in parte le proprie materie prime e controlla la filiera dal seme al bicchiere.

Al B2O ci siamo stati l’estate scorsa, ed è un posto bellissimo, perfetto per una giornata calda. Abbiamo provato diverse birre e mangiato una picanha (il taglio di carne brasiliano) buonissima. La B-fresh, leggerissima con i suoi 3,8% vol., è perfetta quando fa caldo. La Marina, una session IPA, cioè una versione più leggera e beverina della IPA, la classica birra molto luppolata e profumata, davvero aromatica. La Gabi, una bionda senza glutine, più amara ma molto buona. La Brussa, una rossa, promossa da chi l’ha assaggiata. E la Corallo, una Märzen ambrata e leggera in cui si sente bene il malto e una nota amara sul finale.

Sulla stessa filosofia lavorano altri agribirrifici che abbiamo nel mirino ma non ancora visitato: l’AgriBirrificio Laorno a Bosco Chiesanuova (Verona), che usa l’acqua di sorgente carsica della Lessinia, e il Birrificio Agricolo Sorio a Gambellara, in piena zona Colli Berici. Ci faremo un giro presto.

Il luppolo, la pianta rampicante che dà alla birra l’amaro e gli aromi floreali e resinosi, ha in Veneto zone storicamente adatte alla coltivazione, anche se la produzione locale resta di nicchia. La vocazione agricola della regione permette comunque a molti birrifici di lavorare con ingredienti del posto: miele, castagne, erbe aromatiche, frutta di stagione. Il risultato sono birre con un senso di luogo preciso, difficile da copiare altrove.

Gli stili che raccontano la scena veneta

I birrifici veneti non hanno uno stile “tipico” come certe regioni del mondo, ma un carattere riconoscibile: birre pulite, equilibrate, spesso facili da bere ma con personalità.

La Lager artigianale, una birra a bassa fermentazione, più delicata e meno amara di una IPA, è molto presente. Forse per influenza storica, forse per la cultura locale del bere quotidiano, quella del bicchiere dissetante accanto a un piatto di baccalà o a un tagliere di formaggi di malga.

La IPA (India Pale Ale) è lo stile che ha avvicinato tanti nuovi bevitori alla birra artigianale, anche qui. Tra i birrifici veneti con una reputazione nazionale c’è 32 Via dei Birrai, fondato nel 2006 dall’agronomo Fabiano Toffoli a Pederobba (Treviso), noto per le sue interpretazioni luppolate, precise e riconoscibili.

Noi però li abbiamo scoperti da tutt’altra porta. Anni fa un’amica ci ha regalato una bottiglia della loro Nectar, una birra al miele di castagno. Un gusto particolare, davvero buono, una di quelle sorprese che ti fanno venire voglia di conoscere chi c’è dietro. Da quel giorno il birrificio è entrato nel nostro radar. Una cosa da sapere se volete provarli: 32 Via dei Birrai non ha una taproom e non organizza visite, le loro birre si trovano in beer shop, enoteche e ristoranti selezionati.

I birrifici veneti che stanno costruendo la reputazione della regione

La provincia di Vicenza è oggi l’angolo più vivace della scena veneta. Non è un caso: sta tra pianura e prealpi, con una cultura artigiana radicata e una comunità di homebrewer (appassionati che fanno la birra in casa) che negli anni ha dato vita a birrifici veri e propri. Qui ci sono Birrone (Isola Vicentina), Birra Ofelia (Sovizzo), Lucky Brews (Montecchio Maggiore) e il Birrificio Agricolo Sorio (Gambellara).

Due di questi li abbiamo conosciuti di persona. Birrone lo abbiamo incontrato alla Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave, dove abbiamo bevuto la loro Heaven, una Blanche (la birra bianca leggera e speziata di tradizione belga). Era buona, anche se a distanza di tempo non ne ricordiamo molto altro: un assaggio veloce tra gli stand, ma abbastanza per segnarceli.

Al birrificio artigianale Lucky Brews, a Montecchio Maggiore, ci siamo capitati per caso, senza prenotazione. La cameriera è stata gentilissima e ci ha fatto sedere a un tavolo già riservato per più tardi, così siamo riusciti a fermarci un’oretta e mezza, giusto il tempo di assaggiare qualche birra e mangiare un hamburger davvero buono. Io ho preso la Gonzo, una session IPA, lo stile più leggero e beverino che ormai è diventato il mio preferito: buona, ma niente di clamoroso. Poi sono passata alla Turbia, una hazy IPA, cioè una IPA dall’aspetto torbido e dal gusto morbido e molto fruttato, e questa sì, ottima, con tutti quei sentori di frutta tropicale che adoro. Paulo intanto si è preso la Japa, una APA (American Pale Ale, la cugina più leggera ed equilibrata della IPA), per lui un’ottima interpretazione, e la Praha 12, una Czech Pils, la pilsner di tradizione ceca, fatta proprio bene. Ci torneremo, la prossima volta con alcuni amici e con il tavolo prenotato.

E poi c’è Treviso, la provincia che conosciamo meglio, anche perché è quella più vicina a casa nostra. Qui i nomi non mancano: 32 Via dei Birrai e Birra Follina, che avete già incontrato in questo articolo, sono trevigiani, e attorno a loro ruota una scena fatta di microbirrifici che abbiamo conosciuto di persona, da Bradipongo a La Rü, da Zuppa di Sasso a LZO. È un territorio così ricco che merita un discorso a parte: nei prossimi mesi gli dedicheremo una guida tutta sua, con i birrifici dove siamo state, cosa abbiamo bevuto e dove vale la pena fermarsi. Per ora, tenetela come anticipazione.

Verona ha una scena più orientata all’esperienza di consumo. Il Birrificio Mastro Matto, per esempio, propone visite e degustazioni nella sua taproom, cioè lo spazio di mescita interno al birrificio dove bevi direttamente dal produttore. La città, con il suo turismo internazionale, porta ogni anno pubblico nuovo alla birra artigianale.

Venezia è un caso a parte: la logistica lagunare complica la vita ai birrifici, ma realtà come il Birrificio Artigianale Veneziano (BAV, a Martellago) e locali come Il Santo Bevitore a Cannaregio portano la cultura craft anche in un contesto urbano unico al mondo. Padova chiude il quadro con una scena vivace di pub specializzati e un pubblico giovane e curioso.

La Strada dei Birrifici della Pedemontana

Se volete un modo strutturato per esplorare, c’è la Strada dei Birrifici della Pedemontana Veneta, un itinerario turistico ufficiale promosso dall’OGD Pedemontana Veneta e Colli con il sostegno della Camera di Commercio di Vicenza. Sono circa 17 tra birrifici e agribirrifici, distribuiti in un percorso ad anello che parte da Isola Vicentina e tocca Schio, Marostica, Bassano del Grappa e altri paesi. Ogni birrificio aderente ha una targa ufficiale che lo identifica.

Lungo la strada trovate nomi come Birrone, Birra Ofelia, Luppoland, Siemàn e il Birrificio Agricolo Sorio, tra gli altri: stili e approcci diversi, accomunati dall’appartenenza a questo territorio. Un buon momento per visitarli è “Birrifici Aperti” di Unionbirrai, nella terza settimana di giugno, quando molti aprono le porte con visite guidate agli impianti. La guida con mappa e contatti è scaricabile gratuitamente su visitpedemontana.com.

Un consiglio pratico, l’unico che conta davvero: controllate sempre gli orari prima di partire. Alcuni birrifici sono aperti tutti i giorni, altri solo su prenotazione o in occasioni speciali. Una telefonata o una mail prima di mettervi in macchina vi risparmia una delusione.

Come iniziare a esplorare: taproom, visite e prime birre

Per chi parte da zero, una visita in taproom è il modo migliore per capire cosa distingue una birra artigianale da una industriale. Bevi direttamente alla fonte, hai il birraio a portata di domanda, e ogni bicchiere ha un contesto che lo rende più interessante.

Tra le realtà che organizzano visite, B2O propone un tour dell’impianto agricolo con degustazione, immerso nell’oasi naturale vicino a Caorle. In provincia di Treviso, Birra Follina abbina la visita al laboratorio con un assaggio di birre accompagnate da salumi e formaggi locali. E come dicevamo, anche Pedavena ha i suoi tour quotidiani, se volete partire dalla storia.

Nei prossimi mesi vi porteremo dentro i singoli birrifici, con guide per città (Treviso, Vicenza, Verona, Venezia) e racconti di visite, con i dettagli pratici su come arrivare, cosa bere e cosa aspettarvi. Il Veneto è una delle regioni su cui stiamo lavorando di più, e le storie da raccontare sono ancora tante.

Curiosità e domande comuni sulla birra artigianale in Veneto

Quanti birrifici artigianali ci sono in Veneto?

Secondo l’ultimo report di Veneto Agricoltura, a fine 2020 erano attive circa 138 realtà del comparto, tra birrifici, brewpub, beer firm e agribirrifici. Il dato è di qualche anno fa e oggi è probabilmente diverso, ma dà l’idea di un movimento ampio e radicato.

Da dove conviene partire per scoprire la birra artigianale veneta?

La provincia di Vicenza, con la Pedemontana, è oggi la zona più vivace, e c’è anche un itinerario ufficiale, la Strada dei Birrifici della Pedemontana. Ma realtà interessanti si trovano un po’ ovunque, da Verona a Venezia fino alla pianura veneziana.

La birra di Pedavena è artigianale?

No, non nel senso stretto del termine. Pedavena è un birrificio storico nato a fine Ottocento su scala industriale, molto diverso dai piccoli microbirrifici artigianali contemporanei. Resta però un pezzo importante della storia brassicola veneta, e la visita vale comunque la pena.

Il Veneto aspetta solo di essere assaggiato

Il Veneto non è più solo la regione del Prosecco e dell’Amarone. O meglio, lo è ancora, ma accanto a quella storia ne sta crescendo un’altra, fatta di malto e luppolo, di birrai appassionati e di taproom aperte in mezzo alla campagna. Che cerchiate un birrificio da visitare nel weekend, uno stile nuovo da provare o solo voglia di capire meglio cosa avete nel bicchiere, qui c’è di che divertirsi.

Scegliete una provincia, trovate un birrificio con la taproom aperta e partite: la prima pinta vi darà più contesto di qualsiasi articolo. E se avete già bevuto qualcosa di buono in giro per il Veneto, faccelo sapere, ci trovate all’indirizzo hello@beersandtips.it. Ogni esperienza diretta arricchisce la mappa che stiamo costruendo.

Quello che ci portiamo a casa:

  • Il Veneto ha una doppia anima brassicola: Pedavena e la sua storia industriale di fine Ottocento, e i tanti microbirrifici artigianali nati dagli anni Duemila
  • La provincia di Vicenza e la Strada dei Birrifici della Pedemontana sono il punto di partenza più vivace per esplorare
  • Gli agribirrifici come B2O, che coltivano il proprio orzo, sono una delle cose più interessanti della scena veneta
  • Lager pulite, IPA luppolate e sour sperimentali raccontano un territorio senza un solo stile dominante
  • Il modo più diretto per capire la birra veneta è andarci di persona, taproom aperta e birraio a portata di domanda
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